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PREISTORIA
Esistono diverse teorie sulle origini dei Giapponesi, in ogni caso tutte affermano che questa civiltà è nata da correnti migratorie di popolazioni asiatiche. Nel periodo dal 10.000 a.C. fino al 300 a.C. si sviluppò la cultura Jomon, che prendeva il nome dalle tipiche decorazioni del vasellame d'epoca. La società era basata principalmente su raccolta, caccia e pesca, ma pose le basi per lo sviluppo agricolo che sarebbe avvenuto successivamente.

STORIA ANTICA: dal mito alla storia
Intorno al V secolo a.C. nacque, nell'isola di Kyushu, la prima unità politica, ma è solo nei primi anni d.C. che si potrà parlare di un grande Stato esteso per quasi tutto l'arcipelago. L'organizzazione politico-economica giapponese era fondata sul sistema jori (divisione geometrica del territorio) che ha lasciato tracce fino ad oggi. La prima capitale, mobile, fu fissata a Nara e successivamente in una nuova città, Kyoto. L'organizzazione di quest'epoca era molto simile a quella dell'Europa feudale: aveva il suo fulcro nelle città dei daimyo (i signori feudali), dominate da un castello intorno al quale sorgevano i quartieri di samurai (guerrieri), artigiani e commercianti. Il potere centrale era però debole a causa della scarsità e delle pietose condizioni delle strade. Nel XII secolo iniziò un periodo di lotte tra le potenti famiglie dei Taira e dei Minamoto.
PREMODERNA: era Tokugawa
Il vincitore (Minamoto-no-Yoritomo) governò secondo una durissima politica di forza e riuscì anche ad ottenere il titolo di shogun. Il potere passò totalmente in mano a chi ricopriva questa carica, che controllava gli affari politici e l'esercito. Varie famiglie si succedettero al potere fino a quando, in seguito alla battaglia di Sekigahara (21 ottobre 1600), ebbe inizio l'importante shogunato dei Tokugawa. Sotto di essi il Giappone visse oltre due secoli e mezzo di pace interna. Al Paese fu imposto un sistema di vita a classi sociali chiuse e statiche e l'organizzazione politico-economica fu irrigidita. Tra le classi privilegiate e il popolo esisteva un abisso, cosa considerata giusta secondo i principi etici del confucianesimo. Il fulcro del Paese si spostò a Edo, la futura Tokyo. I tre quarti del Giappone erano controllati dai daimyo. Loro vassalli erano i samurai, che svolgevano compiti militari e amministrativi. Con l'arrivo dei primi navigatori e mercanti europei, il Giappone vide il suo sistema sociale minacciato da una nuova concezione di vita: per questa ragione il Paese fu chiuso agli stranieri, con la sola eccezione del porto di Nagasaki (che permetteva traffici con l'Olanda). Nonostante ciò, già all'inizio del 1800 il sistema sociale e politico giapponese cominciò a cedere. Ricchi mercanti riuscirono ad acquisire un'elevata posizione sociale e si diedero a commerci o altri lavori. Molto daimyo apportarono ai loro feudi riforme e miglioramenti, accrescendo le proprie risorse, mentre quelle dello shogunato diminuivano sempre più. L'8 luglio 1853 una squadra americana si presentò nella baia di Edo chiedendo la revoca delle sanzioni isolazionistiche, minacciando il passaggio a metodi coercitivi in caso di rifiuto. La richiesta fu accettata, nonostante fortissime opposizioni interne. Il 25 giugno 1863 alcune batterie costiere giapponesi aprirono il fuoco contro le navi da guerra americane. Per rappresaglia una flotta britannica bombardò la città di Kagoshima. Il tentativo dello shogun di riprendere in mano la situazione fu duramente vanificato e questi fu costretto a dimettersi. Ciononostante anche il nuovo partito capì l'inutilità di resistere allo straniero e il Giappone iniziò a ricavare benefici dal contatto con il mondo occidentale.

MODERNA
Periodo Meiji (1868-1912)
Nel 1868 salì al trono l'imperatore Mutsuhito, meglio noto come Meiji, che trasferì la capitale a Edo, futura Tokyo. La restaurazione Meiji portò nuova vitalità nel Paese. Ebbe inizio in quell'epoca l'effettiva colonizzazione dell'Hokkaido, rimasto fino a quel momento quasi disabitato, e la popolazione giapponese aumentò in modo molto rapido grazie alle migliorate condizioni di vita. L'11 febbraio 1889 il governo concesse una costituzione che gli riservava ampia autonomia e limitava i poteri delle camere. Nel giro di pochi anni Tokyo ottenne cambiamenti nei trattati firmati con le potenze straniere riguardo all'eguaglianza e il primo conflitto con la Cina dimostrò le ottime capacità militari del Giappone.

Periodo Taisho (1912-1926)
La prima Guerra Mondiale si rivelò un'occasione d'oro per l'espansionismo nipponico. In politica interna, nel 1918 fu eletto primo ministro Hara Takashi, di origine non nobile; questi fu ucciso nel 1921 da un ferroviere. I disordini sociali scoppiarono un po' ovunque, ma furono duramente repressi dal governo. Intellettuali, sindacalisti e professori universitari furono arrestati e condannati, mentre si sviluppava una forte opposizione extra-parlamentare costituita da comunisti e socialisti ancora illegali. Il tentativo di costruire un governo di burocrati fu bocciato alle elezioni del 1924 ed ebbe inizio un governo di tipo parlamentare, sotto la guida di Kato Takaaki.

Periodo Showa (1926-1989)
Alla morte di Kato, il suo successore fu costretto a dimettersi per l'opposizione del consiglio della Corona. Il nuovo primo ministro governò evitando il dibattito parlamentare, servendosi solo di ordinanze di emergenza. Mentre la politica interna rimase immutata, quella estera si fece più espansionista e questo stimolò le ambizioni dei militari. Il primo ministro, non riuscendo più a controllarli, si dimise. Il suo successore riprese la politica liberale sino a giungere ad uno scontro con i militari, che vinse, riuscendo anche a piegare il consiglio della Corona, ma che gli costò la vita in un attentato. L'incidente del ponte di Marco Polo, nei sobborghi di Pechino, diede inizio alla guerra contro la Cina. L'esercito nipponico realizzò una grande avanzata, occupando vaste regioni settentrionali e sulle coste, ma senza riuscire a sconfiggere l'esercito cinese. L'avanzata in Cina riproponeva il contrasto con gli USA, che nel 1924 avevano bloccato le immigrazioni giapponesi in America. Il 26 settembre 1940 il Giappone firmò il Patto Tripartito. Il giorno dopo ottenne dal governo di Vichy la concessione di tre basi in Indocina, con conseguente controllo del mercato della gomma, del carbone e dello stagno. Il governo statunitense mandò un ultimatum con la richiesta di sgomberare Indocina e Cina, pena l'embargo. Il 7 dicembre 1941 aerei giapponesi attaccarono a sorpresa Pearl Harbor, dando inizio alle ostilità nell'Oceano Pacifico. Le truppe nipponiche occuparono in poche settimane numerose colonie; la loro avanzata fu arrestata con la battaglia navale delle Midway e iniziò la riconquista del Pacifico da parte degli USA. Nonostante l'evidente superiorità demografica, tecnologica e industriale americana, la guerra proseguì per altri tre durissimi anni. Il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, il 6 e 9 agosto 1945, costrinse il Giappone ad arrendersi, ponendo fine ai conflitti. Al termine della seconda Guerra Mondiale il Paese fu occupato dalle forze americane, che cercarono di favorirne la ricostruzione industriale. La pace fu sancita l'8 settembre 1951 con il Trattato di pace internazionale di San Francisco, insieme ad un trattato di sicurezza reciproca in base al quale furono concesse agli USA diverse basi militari. Il ministro Hatoyama Ichiro firmò la pace con l'Unione Sovietica e il Giappone aderì alle Nazioni Unite. Notevoli furono sia i contrasti interni che l'opposizione filoamericana. Una certa calma tornò nel Paese con i governi di Ikeda e Sato.

Periodo Heisei (1989-oggi)
Nel 1989 morì Hirohito e gli succedette Akihito, attuale imperatore del Giappone. Il 1989 segnò una delle più rapide crescite economiche nella storia del Paese. Nel 1995 un forte terremoto colpì Kobe. Quello stesso anno un gruppo terrorista rilasciò un gas sarin nella metropolitana di Tokyo. Questo periodo segnò anche il riemergere del Giappone come potenza militare mondiale. Nel 1991 il Paese versò miliardi di dollari per supportare la Guerra del Golfo, ma motivi costituzionali gli impedirono una partecipazione diretta; inviò in ogni caso sminatori, come parte dello sforzo di ricostruzione. In seguito all'invasione dell'Iraq nel 2003, il Giappone inviò circa 1000 soldati della Forza di autodifesa giapponese per aiutare la ricostruzione dell'Iraq, compiendo il più grande invio di truppe oltremare dopo la seconda Guerra Mondiale.

Miki San